Pubblicato da: la Legionaria | 11 gennaio 2009

Verità elementari

Goethe

Ci hanno regalato (a me e a due compagni di avventura societaria) questo splendido quadretto.

Trovo che la citazione sia splendida, da non commentare per non “rovinarla”.

E’ sull’uso dell’aggettivo “elementare” che forse vale la pena di soffermarsi. Nel nostro linguaggio ordinario ha assunto un che di “negativo”. Lo si usa per designare il “Livello Zero” di ogni cosa, qualcosa di molto semplice e tutto sommato anche poco significativo.

Il mio dizionario etimologico Zanichelli (che adoro) mi ricorda però che elementare è ciò che “ha natura di elemento”, “che è fondamentale”.

 Da che se ne deduce che le cose FONDAMENTALI sono percepite come poco significative. Ergo, significa che stiamo ritenendo SIGNIFICATIVE le cazzate.

Pausa.

11012009001

Sono andata ad ammirare il tramonto di cui sopra.

Mi piacerebbe vivere ELEMENTARMENTE.

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Responses

  1. Come sempre sai regalare spunti davvero speciali. In questo caso ancora di più.. e voglio raccontarti perchè. L’ultima parte di quel quadretto, quell’ultima frase di Goethe, è la citazione che ho stampata su di una tazza per tisane (della linea “meditathe”) che una persona molto speciale mi regalò qualche tempo fa. Una frase che leggo ogni sera bevendo la mia tisana alla melissa, ancor più in questi giorni in cui quella persona è lontana ed io son qui a cercare l’energia per progettare il mio percorso futuro.
    Ecco perchè mi sono emozionato trovando questo tuo post, e ti ringrazio per il tatto e la profondità con cui sai riflettere sui piccoli spunti e le grandi avventure della vita.
    Un saluto di cuore a te e a chi con tanta sensibilità ha saputo regalare questo quadro.

  2. Arrivo qui per caso, perchè in un commento su qualche blog hai messo insieme Faber e Gaber, ed io a chi ama(va) Gaber mi sento vicino per definizione:-)))

    Sul bisogno di vivere in modo “elementare”: da oltre un anno sto seguendo un percorso di “semplificazione” della mia vita, cercando di allontanare da essa tutte le sovrastrutture inutili ed i falsi bisogni che posso; per ritrovare, “la sotto”, il me stesso che ho avevo dimenticato.

    Funziona, si può fare, si deve fare.
    Ciao!
    Marco

  3. @Regolo: che meraviglia! Adoro queste singolari “coincidenze”… Grazie per le tue parole e di aver condiviso un tratto della tua vita…

    @Luposelvatico: come mi manca il signor G… Quanto alle sovrastrutture…trovo che il lavoro più proficuo sia quello di lasciarle cadere. Trovare i loro punti d’appoggio e tàc, rimuovere l’aggancio…


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