Lo so: vi piglierà un colpo. Non per blandirvi, è che siete gente tosta, voialtri che frequentate questo caravanserraglio di alterne vicende. Gente tosta, letterata, amante della riflessione filosofica… Sennonchè parlavo poco fa coi figli di poesia e mi è tornata alla mente questa poesia VERAMENTE GRANDIOOOSA di quel grandissimo intellettuale che fu, ahimè fu, Gianni Rodari.
(E qui qualcuno me la deve spiegare: ma perchè, perchè, PERCHE’, Sciascia Pasolini Rodari Gaber ci hanno lasciato così prematuramente? Perchè Pirandello è morto BEN DUE ANNI PRIMA di D’Annunzio? Perchè De Andrè è dov’è e Mino Reitano gode di ottima salute? Con rispetto parlando, per carità)
La seguente poesia di Rodari ha l’essenzialità dell’haiku e la folgorante immediatezza dello zen. Riporta indubbiamente ai valori primari dell’esistenza, parla di Viaggio inteso come metafora, del valore della sussistenza però non da intendersi come qualcosa che DISTRAE dal proprio percorso di vita interiore, guai, ma semplicemente (parola chiave: semplicemente) di ciò che ti consente di effettuare questo Viaggio. Bòn, passo al titolo, a una foto, e poi Lei, la Poesia.
Titolo:
C’era una volta

C’era una volta un gatto
che andava nel Canadà,
e questa è la metà.
Portava un cartoccetto
di pane col prosciutto,
e questo è tutto.
Pubblicato in Nomadi, Vita (no esistenza)



